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Zagato Raptor            modelli

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La visione selvaggia di Zagato del futuro di Lamborghini

 

Storia: Un concept nato dalla collaborazione

Presentata al Salone di Ginevra del 1996, la Lamborghini Zagato Raptor fu il risultato audace di una collaborazione tra Lamborghini e la rinomata carrozzeria italiana
Zagato. Il progetto nacque come esplorazione di come potesse essere una Lamborghini leggera e ad alte prestazioni, a metà strada tra una concept car e una
supercar pronta per la produzione. Basata sul telaio e la meccanica della Lamborghini Diablo VT, la Raptor conservava il V12 da 5,7 litri di Lamborghini ma offriva un approccio
radicalmente diverso alla carrozzeria e allo stile.

L'esperienza di Zagato nella forma aerodinamica e nel minimalismo aggressivo si unì al know-how ingegneristico di Lamborghini per creare un’auto che, pur non essendo destinata alla
produzione in serie, era sorprendentemente funzionale e guidabile. Si considerò persino brevemente una produzione limitata come possibile erede della Diablo, ma i cambiamenti interni
in Lamborghini — in particolare l’imminente acquisizione da parte di Audi — fecero sì che la Raptor restasse un esemplare unico.

Design: Dove lo spigolo incontra la fluidità

Il design della Raptor è inequivocabilmente Zagato, caratterizzato da curve fluide, un abitacolo a goccia e linee decise e angolari. L’elemento più distintivo è
il tetto a cupola con porte a forbice, che si sollevano in avanti e verso l’alto come un unico pezzo. Questo elemento iconico conferiva alla Raptor un aspetto futuristico e al contempo semplificava
l’accesso all’abitacolo.
Il classico tetto a doppia bolla di Zagato era integrato con discrezione nella cupola, aumentando lo spazio per la testa pur mantenendo un profilo basso. Costruita in fibra di carbonio
leggera e priva di ABS o controllo di trazione, la Raptor puntava alla riduzione del peso, circa 300 kg in meno rispetto alla Diablo VT, pur mantenendo la trazione integrale.
Anche i cerchi erano unici, progettati appositamente da Zagato, contribuendo all’identità distintiva del prototipo.

Esperienza di guida: Potenza Diablo, affinata

Sotto la carrozzeria, la Raptor conservava il motore V12 da 5,7 litri della Diablo VT, con circa 492 CV. Ma grazie alla costruzione in fibra di carbonio alleggerita e all’assenza
di aiuti elettronici alla guida, offriva un’esperienza più pura e viscerale.
L’assenza di ABS o controllo di trazione significava che il conducente era sempre pienamente responsabile, un richiamo all’eredità più selvaggia di Lamborghini. Con trazione integrale
e peso ridotto, la Raptor prometteva una maneggevolezza più affilata e maggiore agilità rispetto alla sorella Diablo. Pur essendo stata guidata raramente, chi l’ha provata ha sottolineato
la sua immediatezza e la connessione diretta tra macchina e asfalto.

Curiosità: Da concept a icona di culto

- Il nome completo era **Lamborghini Raptor Zagato**, ma viene spesso chiamata semplicemente “Zagato Raptor.”
- L’intera cupola — tetto, porte e parabrezza — era un unico pezzo incernierato, una soluzione rarissima nel design automobilistico.
- Nonostante fosse un concept, la Raptor era un prototipo completamente funzionante, con trasmissione e componenti adatti alla strada.
- Dopo il suo debutto, la Raptor fu protagonista di articoli su riviste e programmi televisivi, guadagnando rapidamente uno status cult tra i fan di Lamborghini.
- L’unico esemplare esistente è ancora conservato e fu messo all’asta almeno una volta, rimanendo un pezzo da sogno per collezionisti.

Eredità: Uno sguardo a ciò che poteva essere

Anche se la Raptor non entrò mai in produzione, la sua influenza rimase. Rappresentava un ponte stilistico tra le Diablo degli anni ’90 e i design più taglienti e futuristici
che Lamborghini avrebbe adottato negli anni 2000 sotto la guida di Audi.
L’interpretazione Zagato delle prestazioni Lamborghini, rispettosa della tradizione e al contempo audacemente innovativa, ha reso la Raptor un capitolo unico nella storia della casa — una miscela
esotica di forma e funzione che ancora oggi attira sguardi e stimola l’immaginazione, decenni dopo la sua presentazione.

Dopo il suo debutto, la Raptor fu messa in vendita da Bonhams al Salone di Ginevra del 2000, ma non fu venduta all’asta. Negli anni successivi cambiò proprietà
in trattative private e si ritiene oggi faccia parte di una collezione privata. La sua rarità, la piena funzionalità e il design radicale firmato Zagato l’hanno resa un oggetto di culto
tra collezionisti e appassionati, un prototipo sfuggente che continua a incantare con la sua presenza indomita.


 
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Specifiche


Categoria 
Anno del prototipo1996
Esemplari costruiti1 prototipo (completamente funzionante)
DesignerNorihiko Harada per Zagato
MotoreV12 da 5,7 L
Potenza492 CV (367 kW)
Coppia580 Nm (428 lb·ft)
Velocità massima~330 km/h (205 mph)
Accelerazione0–100 km/h in ~4,0 sec (0–62 mph)
TrasmissioneManuale a 5 marce
TrazioneTrazione integrale (basata sulla Diablo VT)
Lunghezza~4.470 mm (176 in)
Larghezza~2.050 mm (80,7 in)
Altezza~1.100 mm (43,3 in)
Passo2.650 mm (104,3 in)
Peso~1.380 kg (3.042 lbs)
Capacità del serbatoio100 L (26,4 US gal)
CerchiCerchi in lega personalizzati Zagato
Pneumatici anteriori245/35 ZR18
Pneumatici posteriori335/30 ZR18
Marca/Tipo di pneumaticiPirelli P Zero
TelaioScocca in fibra di carbonio su base Diablo VT
SospensioniSospensioni indipendenti anteriori e posteriori
FreniFreni a disco ventilati (senza ABS)